Maria Lenti

LETIZIA  MORAZZI

Settembre, l'ora della scuola

 

Troppe e stravolgenti le zeta della scuola di Letizia Moratti: privatizzazione, svalorizzazione degli organi collegiali, riduzione di finanziamenti, regionalizzazione, precarizzazione, settorializzazione, flessibilizzazione, ecc.  In un tema in classe sarebbero tutte parole da segnare con quel suffisso -zione panciuto, gonfio. Da cancellare, nel riscontro concreto: rubano alla scuola pubblica energie e risorse.  Le sottraggono a docenti e discenti.

Tempo pieno tempo prolungato? Quasi scomparso. Sperimentazione?  Addio. Riconoscimento del ruolo docente in un diverso contratto di lavoro? Risibilità. Libri di testo aperti?  Desiderio inevaso.  Anzi rischio di reazione Burocrazia indotta? Tutt'altro.  Più importanti, infatti, le funzioni aggiunte, le riunioni, che libri, quaderni, vocabolari, lavagna, sussidi didattici laboratori, voce e gesti e ... quella relazione tra le due parti che permette di sentire il senso dell'insegnare e dell'imparare. Consigli di classe in cui le attività prendono il posto spesso degli alunni e delle alunne, cioè di un progetto ed una pedagogia, una didattica che possa essere loro, che possa cioè "comprenderli, prenderli con sé" perché siano loro stessi critici, creativi, fantasiosi, capaci di avere la loro vita.  Open days, istituti "montati" in CD, mostre di elaborati, gite pignolescamente documentate negli intenti e nei risultati.

Due più due deve fare quattro: l'ossessione dei conti da quadrare.  E ognuno al suo posto in una piramide già innalzata e in via di consolidamento: il dirigente che dirige e ordina, gli insegnanti nei diversi livelli (a seconda  delle   funzioni).  il personale accorpato e ridotto al lumicino, che deve stare dove sta il collegio docente sempre meno incidente , la scuola con l'obiettivo schiacciato sulla società e la società (quando e possibile,  rendendo la cosa possibile se impossibile) a scuola:  che la preparazione scolastica abbia un fine immediato e sia di chi vuole lavorare e non di chi vuole che so, sognare  ... Ah!

I giovani tirati da tutte le parti: educazione stradale e sport, inglese e Internet,  tempo libero organizzato (nuoto, lingua, ricamo e tombolo, danza: a pagamento C'è chi può.  Chi non può resta al palo o fa i salti mortali a fine mese) esperti esterni in cattedra per   comunicare sul terreno del sociale.  Tutto a puntino  in orario, in entrata e in uscita, dentro debiti e crediti formativi lontani mille miglia dalla libertà profonda della propria espansione, secondo il diritto o, meglio, il bisogno (non indotto) di studio  fatto di saperi che si intrecciano e si chiariscono e procurano il piacere sottile di sperimentare la conoscenza con il proprio corpo di toccarla quasi con mano.

Si moltiplicano i canali degli interventi esterni (economici e istituzionali) a dettar regole se non leggi (ovvero a dettar regole su leggi ministeriali) e chi è più bravo o più furbo potrà avere approvato e finanziato il proprio progetto. Nel cassetto quelli non accettati: perdita di tempo e scorno per i ragazzi e le ragazze che vi hanno lavorato e ci contavano per, come si dice, apparire e non restare anonimi.

Istituzioni,  privati.  La scuola viene dopo. Che cosa accadrà con il passaggio (non osteggiato dalle Regioni, nemmeno quelle progressiste che hanno già firmato i protocolli d'intesa) dei tecnici e degli istituti professionali alle Regioni appunto?

Fiumi di soldi a soggetti privati, insegnanti a contratto,  precari e flessibili, legame strettissimo con il mercato, ecc.  Si arriverà a dipendenti differenziati nel rapporto di lavoro, nella rappresentatività.

Dopo la scuola media, i tredicenni Pierini andranno ai licei e gli altri ad imparare obbedienti il lavoro.  Sepolto lo studio che libera testa e corpi: si riprenderà a nascere o si continuerà i nascere (il vecchio non muore), dunque, operai o dirigenti, imprenditori o contadini, comandanti o subordinati.  Con scale ancora più definite per le bambine e le ragazze c'è da dubitarne?  Be'.  Non tutte sono veline. Non tutte le mamme sono velone né i padri sono tutti super senior.

Dove se ne va la scuola per tutti quella immaginata dopo Lettera a una professoressa pensata e poi versata (da genitori e professori) nella sperimentazione in molte classi e in molte scuole, alle medie come alle superiori e nelle elementari?   (Invidiate ali estero, le elementari sono smantellate e composte in altro).

Dal libro di don Lorenzo Milani, cioè dalle speranze e dal lavoro nella scuola, scuola che aveva necessità di cambiamenti prima ancora che arrivassero le stanchezze , è passata parecchia acqua sotto i ponti. Torbida, oggi.  II centrosinistra ci ha messo di suo, la Moratti e Berlusconi (con Tremonti) puntano di getto su una scuola a loro uso e misura, come un Impresa solida ed efficiente.

II coro di si pero e solo eco mediatica.  Si e fermato il concorsone,  lo si fermerà se sono vere le voci di una sua riproposta. Si scoprono gli altarini dei tagli e delle direttive.  Si svela il volto nascosto della legge sulla parità scolastica e succede che oppositori del governo e favorevoli si ritrovano sulle stesse ragioni:  il no è stato ed è trasversale . Al parlamento e sotto il Ministero della pubblica istruzione presìdi quotidiani   (Per es    i precari storici scavalcati  dai  sissini.   Supplenti contro supplenti: ma non e una cosa che fa vergogna a chi ha innescato e fomentato la discordia a chi la perpetua?).  Gli studenti scandiscono il no alla riforma e richieste (soldi, innalzamento dell'obbligo scolastico, gratuità degli studi. ecc .) tanto loro quanto di tutti.  Insegnanti studenti sindacati e altri soggetti stanno preparandosi (mentre scriviamo:  settembre 2003) per una grande iniziativa nazionale.  Si aprono spiragli per un aria più respirabile?  Chissà.  Forse . Lasciati Voltaire e il suo Candide (o Sciascia sempre sull'argomento) ma anche le rigidezze illuministiche confidiamo  gramscianamente  nella presenza politica e ci mettiamo il cuore.

 

 Pubblicata in:

"Il grande vetro", 68, 168

Ottobre-Dicembre 2003